
Scopri la prestigiosa banca dei semi di peperone
C'e un peperone che non finisce mai sulla tavola fresco, ma sempre e solo essiccato: e il Crusco di Senise, l'oro rosso della Basilicata. Il nome deriva dal dialetto lucano e significa semplicemente croccante, la consistenza che questo peperone assume dopo l'essiccazione al sole. Coltivato da secoli nella valle del Sinni, tra i comuni intorno a Senise, in provincia di Potenza, ha ottenuto nel 2016 il riconoscimento IGP come Peperone di Senise, un marchio che tutela un legame indissolubile tra il prodotto e il suo territorio d'origine.
La sua storia comincia nel Cinquecento, quando gli spagnoli portarono il peperone dalle Antille fino in Basilicata. Il clima caldo e secco della valle del Sinni si rivelo perfetto per questa coltura, al punto che nel tempo si selezionarono varieta locali con caratteristiche uniche: polpa quasi priva d'acqua, buccia sottile e sapore dolce, mai piccante nonostante l'aspetto che ricorda un peperoncino.
La pianta del Crusco di Senise appartiene al Capsicum annuum e si presenta con un portamento compatto, capace di adattarsi bene ai terreni collinari della zona di produzione, situati tra i 340 e i 350 metri sul livello del mare. Il frutto e piccolo, allungato, lungo circa 10-15 centimetri, e ricorda esteticamente un peperoncino piccante per via del colore rosso carminio intenso e della forma slanciata.
Esistono tre varieta tradizionali distinte solo per la forma del frutto, non per il sapore: appuntita, con costole poco evidenti e apice a punta; tronca (o a naso di cane), a forma di cono con costole molto pronunciate; e a uncino, riconoscibile per l'apice arcuato su se stesso. In tutti i casi il peduncolo resta saldamente attaccato alla polpa, una caratteristica preziosa che permette di infilare i frutti su spago per formare le tradizionali collane essiccanti.
La semina avviene tradizionalmente a spaglio in semenzaio tra febbraio e marzo, seguendo un metodo che nella zona di Senise si tramanda di generazione in generazione. I semi vengono spesso recuperati direttamente dalle coltivazioni degli anni precedenti, mantenendo cosi la purezza varietale nel tempo.
Si posizionano generalmente tre semi per vasetto, ben distanziati tra loro, coperti da un leggero strato di terra soffice. Il trapianto in pieno campo avviene quando le piantine hanno sviluppato alcune foglie vere e le temperature notturne si sono stabilizzate, di solito in tarda primavera.
Il disciplinare IGP stabilisce con precisione le condizioni di coltivazione: terreni di origine alluvionale o collinari, in un'area caratterizzata da clima mediterraneo tipico della valle del Sinni e dell'Agri, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino. L'abbondante disponibilita d'acqua della zona, unita alle temperature calde estive, crea le condizioni ideali per questa varieta.
La coltivazione richiede cure attente ma non particolarmente complesse: irrigazioni regolari nella fase vegetativa, un terreno ben drenato per evitare ristagni, e una gestione che rispetta i ritmi naturali della pianta senza forzature. Molti produttori locali continuano a coltivarlo secondo metodi tradizionali, spesso in piccoli appezzamenti familiari.
Proprio la combinazione di terreno limo-sabbioso e clima specifico rende impossibile replicare altrove le stesse caratteristiche organolettiche, il motivo per cui il disciplinare IGP lega cosi strettamente il prodotto al suo territorio.
La raccolta e manuale e scalare, e comincia ai primi di agosto proseguendo fino a quando tutti i frutti hanno raggiunto piena maturazione: nella tradizione lucana si dice che vada fatta al calar del sole, quando le temperature si abbassano e i peperoni si staccano piu facilmente senza danneggiare la pianta.
Una volta raccolti, i frutti piu belli e sani vengono selezionati e infilati con ago e spago attraverso il picciolo ancora verde, formando le celebri serte (o nzerte), collane che possono raggiungere anche due metri di lunghezza. Appese ai balconi e lungo i vicoli dei borghi lucani, si essiccano al sole per diversi giorni prima di essere eventualmente completate in forno per garantire una disidratazione uniforme.
Come tutti i peperoni, anche il Crusco di Senise puo essere soggetto a oidio nei periodi piu umidi e a marciume apicale in caso di irrigazioni irregolari. La coltivazione tradizionale, spesso su piccola scala e in territori ben ventilati, aiuta comunque a contenere naturalmente molte di queste problematiche.
Tra i parassiti piu comuni figurano afidi e tripidi, che possono colpire soprattutto le piante giovani in fase di trapianto. La rotazione colturale e le pratiche agricole tradizionali della zona, tramandate da generazioni, restano le difese piu efficaci contro le principali fitopatie.
Il peperone di Senise fresco condivide con gli altri peperoni dolci un buon apporto di vitamina C e una bassa quantita di calorie, ma e una volta essiccato che sviluppa le sue caratteristiche piu uniche: la polpa quasi priva d'acqua lo rende perfetto per una frittura rapidissima in olio non bollente, che in pochi secondi lo trasforma in un contorno croccante e dal sapore inconfondibile.
Dal peperone essiccato si ricava anche la cosiddetta Farina del Crusco, una polvere utilizzata per insaporire e conservare carni e salumi tipici della tradizione lucana, tanto pregiata da essere soprannominata popolarmente lo zafferano di Basilicata. Dal 1996 un consorzio di tutela dedicato protegge il disciplinare di produzione, e dal 2016 il marchio IGP certifica ufficialmente il legame tra questo peperone e il suo territorio d'origine.
Valori nutrizionali medi del peperone fresco (Senise), riferiti a 100 grammi di prodotto.