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Una singola pianta produce circa una decina di carciofi mediamente grandi: circa 200gr di peso a frutto di forma ovoidale di colore viola con sfumature verdi. Il sapore è amaro, ma allo stesso tempo molto delicato.
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Il carciofo in vitro indica materiale di propagazione ottenuto tramite micropropagazione, tecnica che garantisce piante sane, uniformi e prive di virus, ideali per un impianto omogeneo.
Il nome botanico è Cynara cardunculus var. scolymus, famiglia Asteraceae. La propagazione in vitro parte da meristemi apicali selezionati, che garantiscono l'identità varietale nel tempo.
Le piantine derivate da micropropagazione vengono acclimatate in vivaio e successivamente trapiantate in pieno campo, generalmente in autunno o a fine inverno, a seconda del clima locale.
Predilige terreni profondi, sciolti e ben drenati, in pieno sole. Le distanze di impianto consigliate sono di circa 100 cm tra le piante e 150 cm tra le file, per consentire lo sviluppo del cespo.
Grazie all'uniformità genetica garantita dalla micropropagazione, la fioritura e la raccolta risultano più omogenee rispetto alla propagazione per seme o polloni.
Nei primi mesi dopo il trapianto è importante mantenere il terreno costantemente umido, per favorire un rapido attecchimento delle giovani piantine derivate da coltura in vitro.
Essendo materiale sanitariamente controllato, presenta minore incidenza di virosi rispetto alla propagazione tradizionale; resta comunque sensibile ad afidi e oidio in condizioni climatiche favorevoli.
I capolini prodotti sono ricchi di cinarina, fibre e antiossidanti, con le note proprietà depurative per il fegato tipiche del carciofo, mantenute inalterate dalla tecnica di propagazione.