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Il carciofo romanesco è un cultivar carciofo originario nel Lazio. Le sue foglie sono di colore verde con venature viola. Ha un sapore dolce ma intenso. Sono molto facili da preparare e cucinare. È necessario metterli in un bagno d'acqua acida quando li si pulisce per evitare che diventino marroni.
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Il carciofo romanesco, noto anche come "mammola" o "cimarolo", produce capolini tondeggianti e compatti, privi di spine, con brattee di colore verde-violaceo, tipico dell'orto laziale.
Nome botanico Cynara cardunculus var. scolymus, famiglia Asteraceae. E' una pianta perenne a portamento cespuglioso, che produce il capolino principale (il "mammolo") seguito da capolini laterali più piccoli.
Si propaga solitamente per polloni o carducci, trapiantati tra fine estate e autunno, a circa 5-8 cm di profondità, in terreno ben lavorato e concimato.
Predilige climi miti, tipici del centro Italia, e terreni profondi e ben drenati. Le distanze consigliate sono 80-100 cm tra le piante, per favorire lo sviluppo del cespo e la formazione dei capolini laterali.
La raccolta del capolino principale avviene generalmente tra febbraio e aprile, seguita da quella dei capolini secondari nelle settimane successive.
Una concimazione organica in autunno favorisce lo sviluppo vigoroso della pianta; la pacciamatura aiuta a proteggere l'apparato radicale dai freddi invernali tipici delle zone di coltivazione.
Può essere colpito da oidio e afidi, soprattutto in primavera; la rimozione tempestiva delle foglie appassite riduce il rischio di infezioni fungine sulla base del cespo.
I capolini sono ricchi di cinarina, un principio attivo con riconosciute proprietà depurative per il fegato, oltre a fibre, potassio e antiossidanti naturali.