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Semi di una varietà tipica del centro-sud italia e della zona di Lecce. La raccolta dell’infiorescenza deve avvenire quando i fiori sono ancora chiusi e, se le condizioni climatiche lo consentono, si sviluppano dei germogli laterali, i quali emettono infiorescenze secondarie che possono essere nuovamente raccolte. Ideale per la coltivazione in orto o in campo aperto.
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La cima di rapa leccese è un ecotipo tradizionale del Salento, appartenente alla specie Brassica rapa subsp. sylvestris, riconosciuto tra i prodotti agroalimentari tipici della Puglia. Si distingue dalle altre varietà pugliesi per il cespo basso e grosso, con una rosetta di foglie compatta al centro della quale si sviluppa un'infiorescenza generosa. Una volta tagliata, la pianta produce numerosi ricacci laterali, permettendo raccolte scalari nel tempo.
La cima di rapa leccese appartiene alla famiglia delle Brassicacee, la stessa di cavoli e broccoli. Il fusto è corto e porta una rosetta di foglie di colore verde chiaro-verde intenso, dal caratteristico polimorfismo fogliare. Le radici sono superficiali e fascicolate, soprattutto nelle piante trapiantate. Nel Salento questa varietà viene tradizionalmente consumata lessa, con un filo d'olio, mentre i ricacci più piccoli si stufano o si abbinano alla pasta.
La semina avviene solitamente tra luglio e settembre, a spaglio oppure a file distanti 40-50 cm con 10-30 cm sulla fila. A livello hobbistico si può anche trapiantare in panetto di torba. Il seme germina bene con temperature intorno ai 25°C, condizione facilmente raggiungibile a fine estate. È una varietà a ciclo medio (circa 60 giorni dalla semina alla fioritura), adatta anche a semine leggermente posticipate rispetto alle varietà tardive.
La cima di rapa leccese predilige terreni profondi, freschi e ben drenati, con pH tra 6,5 e 7,5 e bassa salinità. Le esigenze nutritive sono medio-basse, ma va garantito un adeguato apporto di zolfo, elemento richiesto in quantità importanti dalle Brassicacee: una sua carenza si manifesta con foglie piccole e ingiallite. La coltura si presta bene alla rotazione dopo grano, fave, piselli, carote o patate, e la sua fitta copertura fogliare limita naturalmente la crescita delle infestanti.
La raccolta dell'infiorescenza va effettuata quando i fiori sono ancora chiusi, per garantire il miglior sapore e la massima tenerezza. Le irrigazioni vanno dosate con attenzione: un eccesso di acqua o di concimazione azotata può accentuare il sapore amarognolo tipico della pianta. Al nord, dove la pianta non tollera bene il freddo intenso, conviene comunque programmare la semina in modo da anticipare la raccolta prima delle prime gelate.
Come le altre Brassicacee, cima di rapa leccese può essere soggetta agli attacchi di afidi, altica e cavolaia, oltre a patologie fungine come la peronospora in condizioni di eccessiva umidità. Una buona rotazione colturale, un terreno ben drenato e la scelta di un sesto d'impianto arieggiato riducono sensibilmente il rischio di queste problematiche.
La cima di rapa leccese è ricca di polifenoli e antiossidanti naturali, tipici delle Brassicacee, oltre a vitamina C, folati e sali minerali come calcio e ferro. Il sapore dolciastro, che diventa amarognolo solo in caso di stress idrico o concimazioni eccessive, la rende un ingrediente versatile della cucina salentina, spesso protagonista di piatti della tradizione contadina.
| Valore per 100g | Quantità |
|---|---|
| Energia | 22 kcal |
| Proteine | 3,2 g |
| Carboidrati | 1,8 g |
| Fibre | 2,9 g |
| Vitamina C | 62 mg |