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Il nome puo suonare esotico, ma il cavolo palmizio toscano e in realta uno dei nomi con cui viene chiamato il celebre cavolo nero, insieme a "cavolo a penna" e "cavolo laciniato": l'appellativo "palmizio" nasce dal portamento della pianta, che con il suo lungo fusto centrale sormontato da un ciuffo di foglie ricorda vagamente una piccola palma. Botanicamente si tratta della stessa Brassica oleracea var. palmifolia (o acephala), pianta senza testa che non forma mai una palla compatta come i cavoli cappuccio, ma sviluppa esclusivamente foglie.
Le sue origini affondano nell'epoca etrusca, quando gia veniva coltivato nelle terre dell'attuale Toscana, e da allora ha attraversato i secoli quasi immutato, diventando un simbolo della cucina contadina toscana prima e un superfood riconosciuto a livello internazionale poi. Il nome "palmizio" e particolarmente diffuso in alcune zone del Sud Italia, dove esistono anche varianti locali dal portamento leggermente diverso rispetto al classico lacinato del Centro Italia.
La pianta si sviluppa con un fusto centrale eretto, che puo superare il metro di altezza nelle condizioni migliori, sormontato da una corona di foglie lunghe, strette e oblunghe, di colore verde scuro tendente quasi al nero, con una superficie fittamente bollosa e increspata che le rende immediatamente riconoscibili rispetto a qualsiasi altro cavolo. Le foglie possono raggiungere i 30-40 centimetri di lunghezza e sono disposte in bell'ordine lungo il fusto, da cui deriva proprio l'aspetto "a palma" che da il nome alla varieta.
Come tutte le piante di questo tipo, e biennale ma viene coltivata come annuale per la produzione di foglie: non produce mai un'infiorescenza commestibile, e tutto l'interesse alimentare della pianta si concentra esclusivamente nelle sue foglie caratteristiche.
La semina si effettua generalmente tra primavera ed estate, in semenzaio o direttamente in campo, in modo da avere piante ben sviluppate prima dell'arrivo della stagione fredda, quando la pianta dara il meglio di se in termini di sapore e resistenza. Il periodo puo variare leggermente in base alla zona climatica e alle abitudini locali di coltivazione.
Il terreno ideale e ricco di sostanza organica, profondo e ben drenato, con un pH tendenzialmente neutro. Come per il cavolo nero classico, e bene evitare di ripetere la coltura sullo stesso terreno per piu anni consecutivi e di consociarla con altre brassicacee, per non favorire l'accumulo di parassiti specifici della famiglia.
Si tratta di una pianta estremamente rustica e resistente al freddo, capace di sopportare temperature ben al di sotto dello zero senza subire danni. Anzi, come per il suo cugino piu noto, il freddo intenso tende a migliorarne il sapore, rendendo le foglie piu dolci e meno amare dopo le prime gelate, grazie a un meccanismo naturale di conversione degli amidi in zuccheri semplici.
Predilige posizioni ben esposte al sole e beneficia di una concimazione azotata al momento dell'impianto, utile a sostenere lo sviluppo vigoroso delle foglie. Una pacciamatura alla base aiuta a contenere le infestanti e a mantenere l'umidita del terreno durante la lunga permanenza in campo, che puo protrarsi per diversi mesi.
La raccolta avviene a scalare, partendo dalle foglie piu basse e mature per proseguire progressivamente verso l'alto man mano che le foglie superiori si sviluppano. Questo sistema consente di raccogliere dalla stessa pianta per l'intera stagione fredda, dall'autunno fino alla primavera inoltrata, lasciandola riposare solo nei mesi piu caldi dell'anno.
Il momento migliore per il consumo resta dopo le prime gelate, quando il sapore raggiunge il suo equilibrio ottimale. Prima di cucinarlo, le foglie vanno private della nervatura centrale, piu dura e coriacea, separandola dal lembo fogliare con un taglio lungo lo stelo.
Come il cavolo nero classico, anche questa varieta puo essere soggetta agli attacchi di cavolaia, mosca del cavolo e afidi tra gli insetti, mentre tra le malattie fungine vanno tenute d'occhio peronospora, alternaria e oidio, favorite da condizioni di umidita prolungata e scarsa circolazione d'aria tra le piante.
Una buona rotazione colturale, distanze di impianto adeguate e un controllo visivo regolare permettono di prevenire la maggior parte dei problemi, sfruttando la naturale rusticita di questa pianta che raramente richiede trattamenti aggressivi.
Il cavolo palmizio toscano condivide il profilo nutrizionale del cavolo nero: ricco di vitamina A, C e K, di sali minerali come ferro, calcio e potassio, e di composti antiossidanti che gli sono valsi la fama di superfood a livello internazionale. Il basso apporto calorico e l'alto contenuto di fibre lo rendono adatto anche a diete controllate.
In cucina si presta agli stessi usi del suo omonimo piu celebre: protagonista di zuppe e minestroni invernali come la ribollita, ma ottimo anche saltato in padella, tritato per un pesto originale, o trasformato in chips croccanti al forno per chi cerca uno spuntino piu leggero e salutare.
Valori nutrizionali medi per 100 g di prodotto fresco: