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Chi vuole coltivare in proprio l'Aglione della Valdichiana parte quasi sempre da qui: il bulbillo, cioè il singolo spicchio prelevato da un bulbo maturo, che rappresenta il metodo di propagazione più affidabile e diffuso per questa varietà antica di porro gigante (Allium ampeloprasum var. Holmense). A differenza del seme vero e proprio, raro da reperire e più incerto nella germinazione, il bulbillo garantisce piante identiche alla pianta madre e uno sviluppo del bulbo più rapido e prevedibile.
Partire dal bulbillo significa in pratica acquistare un piccolo pezzo di storia agricola toscana: una tecnica di moltiplicazione tramandata di generazione in generazione fin dai tempi degli Etruschi nelle campagne della Valdichiana, dove l'aglione viene coltivato quasi esclusivamente ancora oggi. È il punto di partenza ideale per chi vuole provare a coltivare in orto questo gigante gentile, protagonista dei celebri pici all'aglione.
Ogni bulbillo contiene già tutto il necessario per dare origine a una nuova pianta di aglione: una gemma centrale racchiusa in una tunica protettiva, pronta a germogliare non appena interrata nelle condizioni giuste. I bulbilli più grandi, prelevati dalla corona esterna del bulbo maturo, sono generalmente da preferire perché contengono maggiori riserve energetiche e garantiscono piante più vigorose fin dai primi stadi di crescita.
Un bulbo intero di aglione può arrivare a superare gli 800 grammi e contenere circa sei bulbilli di grandi dimensioni: ognuno di essi, se coltivato correttamente, darà origine nel tempo a un nuovo bulbo altrettanto imponente. È bene sapere che partendo da un bulbillo singolo il primo anno si ottiene spesso un bulbo unico non ancora suddiviso in spicchi: la formazione di un bulbo composto, come quello che si acquista in negozio, richiede in genere più cicli colturali successivi.
Il bulbillo va interrato con l'apice rivolto verso l'alto, a una profondità di circa 4-6 centimetri, seguendo esattamente le stesse regole di semina dell'aglio comune. Il periodo ideale va dalla seconda metà di ottobre a novembre, anche se è possibile anticipare a fine agosto-settembre o posticipare fino a febbraio, accettando in questo caso una crescita leggermente più lenta.
Con la semina autunnale il germoglio può impiegare anche due mesi prima di spuntare dal terreno: durante questa fase la giovane pianta vive esclusivamente delle riserve nutritive contenute nel bulbillo di partenza, motivo per cui la scelta di uno spicchio grande e sano al momento dell'impianto incide direttamente sulla vigoria e sulla resa finale della pianta.
Il terreno più adatto alla coltivazione da bulbillo è sciolto, sabbioso, di medio impasto: deve essere privo di ristagni superficiali ma mantenere una certa umidità negli strati più profondi, condizione che nella pratica limita le zone realmente vocate alla coltivazione di questa pianta. Per tutto il ciclo vegetativo, che si sviluppa lentamente rispetto all'aglio comune, è fondamentale mantenere il terreno pulito dalle infestanti.
Se il bulbillo sviluppa uno scapo floreale, come talvolta accade, conviene reciderlo appena compare: questo intervento concentra le energie della pianta sulla crescita del bulbo sotterraneo invece che sulla fioritura, con un effetto positivo e misurabile sulla pezzatura finale del raccolto.
La raccolta si effettua tra giugno e luglio, quando le foglie della pianta iniziano progressivamente a ingiallire: è il segnale che indica la fine del ciclo vegetativo e il momento giusto per estrarre il bulbo dal terreno, prima che rischi di rompersi o marcire restando troppo a lungo in campo.
Dopo l'estrazione, il bulbo appena raccolto (che a seconda dell'annata e del numero di cicli colturali può essere ancora unico o già suddiviso in più bulbilli) va lasciato asciugare in un ambiente ventilato, asciutto e ombreggiato, al riparo dai raggi diretti del sole, così da preservarne al meglio l'aroma delicato e le qualità organolettiche prima della conservazione o dell'uso in cucina.
La coltivazione da bulbillo condivide con l'aglione adulto la principale vulnerabilità: i ristagni d'acqua, che in un terreno non correttamente drenato possono compromettere lo sviluppo del giovane bulbo interrato. Essendo una pianta a crescita lenta, che spesso richiede più di un ciclo colturale per raggiungere le dimensioni tipiche della varietà, è particolarmente importante evitare l'uso dello stesso appezzamento per troppe stagioni consecutive, per non favorire l'accumulo di patogeni nel terreno.
Va inoltre considerato che il bulbillo, essendo materiale di propagazione vivo, va scelto sempre da piante sane e prive di marciumi o ammaccature: la qualità dello spicchio di partenza condiziona in modo diretto la resistenza e il vigore della pianta che ne nascerà.
Il prodotto finale ottenuto dal bulbillo mantiene tutte le caratteristiche distintive dell'aglione della Valdichiana: l'assenza pressoché totale di alliina, che gli conferisce un sapore dolce e delicato invece del tipico gusto pungente dell'aglio comune, unita a un'ottima digeribilità che lo rende adatto anche a chi normalmente evita l'aglio tradizionale per motivi di alito o di digestione.
Coltivare l'aglione partendo dal bulbillo permette inoltre di contribuire, anche su piccola scala, alla salvaguardia di una varietà antica che nel secolo scorso ha rischiato la scomparsa: ogni nuova pianta ottenuta mantiene viva una tecnica di propagazione e un patrimonio genetico legato indissolubilmente al territorio della Valdichiana.
Valori nutrizionali medi indicativi del prodotto raccolto, per 100 grammi di parte edibile: